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Ribelli dopo il voto su Salvini: “E’ la fine” - da ilsussidiario.net

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Confusi più che mai dalle vicende di politica nazionali, dalle “tasche” del nostro popolo nascono continue e sincere domande. Come andrà a finire? Delusi da ogni parte, il mal di pancia avanza, ma Salvini e Di Maio sono bravi a girare la frittata come politici ormai convinti. Che dire? Forse è meglio dire, non credere troppo alle promesse e non smettere mai di essere realisti. La corsa a chi arriva primo è aperta da un pezzo e di certo non sarà l’italiano speranzoso e credulone a salire sul podio. Che fare? Che dire? Basta guardare i nostri paesi per capire che siamo in piena trasformazione sociale e culturale. Paesi e quartieri che giorno dopo giorno cambiano nella tipologia umana restando, dal punto di vista urbanistico, quelli di sempre. Sembra di essere tornati agli anni ’60, dove nascevano le case popolari, “un modo fuori dal mondo”. Tutto cambia meno che la politica, che va avanti per la sua strada. Una strada che porta a nuove promesse. Un popolo, la sua gente, i sui paesi e la sua periferia che deve tornare ad essere il centro del mondo. Da sola la politica non riuscirà mai, a meno che non sia capace di reale coinvolgimento degli attori sociali e di ogni comunità di base. Vi lascio uno spunto…

Scissione nel Movimento 5 Stelle? Questo quanto è entrato nei discorsi dei parlamentari grillini dopo il caso Diciotti e il voto su Rousseau che ha salvato il segretario leghista Matteo Salvini. Uno scossone che non è possibile escludere secondo l’Huffington Post, con deputati e senatori in subbuglio dopo le vicende delle ultime ore. Se Beppe Grillo è stato contestato a Roma dagli ex attivisti, Luigi Di Maio non se la passa meglio: «Qui non si capisce più niente, se continuiamo così dopo le europee ci dividiamo, o magari anche prima, tra chi vuole stare al governo e ingoia qualunque cosa dalla Lega e chi vuole tornare a essere il M5s di una volta», le parole di un parlamentare di Palazzo Madama. Se il 60% degli attivisti ha votato per salvare Salvini, è anche vero che il 40% rappresenta una vasta minoranza che si scaglia contro l’orientamento del Movimento. E in questa minoranza c’è l’ala ribelle penta stellata, che va dal presidente della Camera Roberto Fico a Roberta Lombardi, passando per il sindaco di Roma Virginia Raggi. «E’ la fine», trapela dagli ortodossi: la scissione non è più un’invenzione ma una possibilità concreta… (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

Luigi Di Maio è al centro delle critiche per la strada intrapresa dal Movimento. L’ala ortodossa è sul piede di guerra, ma il leader politico si è detto contento del risultato ottenuto: «Io sono soddisfatto di come sia arrivata questa decisione: ha vinto la partecipazione, la democrazia diretta. Quando ho visto il risultato, in quel momento mi sono reso conto di aver indetto quella votazione: se ci sono delle visioni diverse, si vota, così il risultato unisce tutti». Quanto accaduto «rende diverso il M5s da tutte le altre forze politiche» secondo Di Maio, che prosegue a Di Martedì: «Quando si è deciso per l’immunità parlamentare, non abbiamo mai utilizzato l’immunità o votata: tante volte si è votato per dare l’immunità, il M5s non ha mai votato. Il tema in questione non riguarda l’art. 68, ma l’art. 96» «Ieri si è votato su un’azione di governo». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

Caso Diciotti, no al processo per Matteo Salvini: così si sono espressi gli attivisti del M5s sulla piattaforma Rousseau, con il 59 per cento dei grillini che ha assolto il ministro dell’Interno, nonché segretario federale della Lega. E il partito guidato da Luigi Di Maio deve fare i conti con una lacerazione interna che è tutt’altro da sottovalutare: come sottolinea Adnkronos, se l’ala governi sta festeggia il risultato della consultazione online, i malpancisti si stanno interrogando sulla direzione imboccata dal Movimento. «Ha ragione Travaglio, è stato un suicidio politico. Un voto dirimente per il destino del Movimento. Abbiamo consentito a Salvini di essere il protagonista della nostra piattaforma per un giorno. Lui non ha dovuto fare niente, il suo nome è stato per 24 ore sulla bocca di tutti. Tanti attivisti in queste ore ci scrivono perché vogliono riprendersi il Movimento. Ci dicono ‘come possiamo fare? Non resta che cancellarci da Rousseau per dare un segnale», le parole di un parlamentare pentastellato.

Le scelte del leader politico e la gestione della comunicazione sono finite nel mirino dell’ala ortodossa del M5s, che non sottovaluta il silenzio di Alessandro Di Battista sul caso. E c’è maretta, tanto che la ‘pasionaria’ Paola Taverna avrebbe messo in riga i nuovi arrivati: «Ma in quale azienda uno assunto da 6 mesi pretende di avere la stessa voce in capitolo di uno che sta lì da anni». Un’uscita non apprezzata da Doriana Sarli, evidenzia Adnkronos: «Talebani… così ci hanno definito in assemblea. Io non sono talebana, non voglio portare avanti il bagaglio politico e culturale dell’Islam. Forse mi definirei più coerente con dei principi che mi sembrano alla base del nostro progetto politico. Ora in Parlamento siamo minoranza fuori non credo. Ma è ovvio che una riflessione va fatta. Sia personale che politica».

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Autore:rec

Pubblicato il: 22 Febbraio 2019

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