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Quando l’Oscar andrebbe dato al discorso...

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Anche quest’anno è andata in scena la tradizionale Notte degli Oscar. Nella rubrica dedicata a cinema e serie tv (pag. 9) avrete tutte le informazioni su vincitori e vinti. In questa pagina invece ci soffermeremo ad un preciso momento della serata, quello del messaggio di Joaquin Phoenix. Un discorso che va decisamente al di là dei “grazie a questo e a quest’altro”. Un discorso, se vogliamo, scomodo, censurato in parte nelle prime ore post serata, poi “bollato” solo come animalista. Beh, palle! Il discorso del vincitore (meritatissimo) come miglior attore protagonista deve essere “letto” nella sua completezza: attuale, sincero, politico, nel senso migliore del termine. Un discorso davvero da Oscar!

Ve lo regaliamo (ovviamente tradotto), con la speranza che riusciate a leggere bene tra le righe delle sue parole.

“Mi sento così pieno di gratitudine adesso. Non mi sento migliore di nessuno degli altri colleghi candidati o di nessuno in questa sala, perché condividiamo lo stesso amore – ossia l’amore per il cinema. E proprio questa forma di espressione mi ha dato una vita straordinaria. Non so cosa sarei senza.

Ma penso che il dono più grande che il cinema ha regalato a me, come a molte persone come me, è l’opportunità di usare la nostra voce per chi non ha voce. Ho pensato molto ad alcune delle questioni dolorose che stiamo affrontando come collettività.

Penso che a volte pensiamo o ci viene fatto credere che sosteniamo cause diverse. Ma io invece vedo molte cose in comune. Penso che, sia che si parli di disuguaglianza di genere o di razzismo o di diritti Lgbtq o dei diritti degli indios o dei diritti degli animali, stiamo sempre parlando di una lotta contro l’ingiustizia.

Stiamo parlando di lottare contro la convinzione che una nazione, un popolo, una razza, un genere, una specie, abbia il diritto di dominare, controllare, usare e sfruttare qualcun altro impunemente.

Penso che stiamo sempre più diventando disconnessi dalla natura. Molti di noi hanno, colpevolmente, una visione egocentrica del mondo, e tutti crediamo di essere il centro dell’universo. Saccheggiamo la natura e le sue risorse. Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca e rubarle il suo cucciolo, anche se il suo pianto angosciante è inequivocabile. Poi le prendiamo il latte, destinato al suo vitellino, e lo mettiamo nel nostro caffè e nei nostri cereali.

Temiamo l’idea di un cambiamento personale, perché pensiamo di dover sacrificare qualcosa, di dover rinunciare a qualcosa. Ma noi esseri umani, al nostro meglio, siamo così creativi, ingegnosi, che possiamo creare e sviluppare dei sistemi di cambiamento vantaggiosi per tutti gli esseri senzienti e per l’ambiente.

Sono stato un farabutto e un egoista. A volte sono stato anche crudele, una persona con la quale era difficile lavorare, ma sono grato che molti di voi in questa stessa sala mi abbiano concesso una seconda possibilità. Credo che diamo il meglio di noi quando ci sosteniamo l’uno con l’altro. Non quando ci annulliamo a vicenda per i nostri errori del passato, ma quando ci aiutiamo a crescere, quando ci insegniamo a vicenda e quando ci andiamo insieme verso il riscatto.

Quando aveva 17 anni, mio fratello (River, ndr) scrisse questo verso: «Corri in soccorso di qualcuno con amore e seguirà la pace”.

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Autore:dad

Pubblicato il: 14 Febbraio 2020

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