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MILANO

Polemiche sul presepe della Casa della Carità Maria e Giuseppe rappresentati su un gommone

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Polemiche sul presepe allestito alla Casa della Carità di Milano, in via Brambilla: una sacra famiglia su un gommone, in mezzo al mare, da cui spuntano delle mani che chiedono aiuto. Sotto, una scritta: “Per loro non c’era posto”. Intorno, il presepe è avvolto da filo spinato: una metafora contemporanea sul tema dell’accoglienza.

Polemica Silvia Sardone sui social

Ma a Silvia Sardone, consigliere comunale del Gruppo Misto a Milano (e non solo a lei) non è piaciuto: “Semplicemente indecente fare propaganda con i simboli del Natale – ha scritto sui social –. Dopo le polemiche dei giorni scorsi in alcune scuole dove si cerca di cancellare il Natale, ora ecco il Presepe usato come clava pro immigrazione. È solo l’ultima trovata per fare becera propaganda di sinistra, l’ennesimo tentativo per oscurare le nostre tradizioni, la nostra storia, la nostra cultura e i nostri valori con messaggi distorti. Certa sinistra e certi ambienti legati all’accoglienza sono sempre più ossessionati dall’immigrazione: infilano messaggi pro migranti anche dove non dovrebbero. Un patetico presepe immigrazionista – aggiunge – per fare becera propaganda, tra l’altro sparando assurdità visto che Maria e Giuseppe non erano affatto profughi. Bisogna difendere le nostre tradizioni, la nostra cultura e i nostri valori da queste provocazioni”.

La replica della Casa della Carità

La risposta della Casa della Carità parla di “due presepi, uno all’esterno, sotto le scale dell’ingresso, e uno nella cappella al secondo piano. Il primo è ispirato al Vangelo di Luca e in particolare al verso “Per loro non c’era posto”. Il secondo prenderà forma la notte di Natale, durante la celebrazione della Santa Messa, con la deposizione di Gesù nella mangiatoia: una sistemazione povera e umile, ma allo stesso tempo calda e accogliente”.

Le parole di Don Colmegna

“Per noi un monito a essere quotidianamente luogo di solidarietà aperta e di giustizia, di pace e di fraternità per tutti”, spiega don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità che aggiunge: “Siamo convinti che la Natività sia una storia di straordinaria contemporaneità, che continua a parlare al nostro presente. Per questo, nel Presepe allestito all’esterno, abbiamo ripreso la frase del Vangelo di Luca, per riflettere su quanto accaduto a Maria e Giuseppe, che in cerca di un riparo per la notte, si sono sentiti rispondere ogni volta che per loro posto non ce n’era”.

Ispirato alla vicenda Aquarius

A costruire il presepe “contemporaneo” con la sacra famiglia sul gommone, Iole, Chiara, Gigi e Gianni, le prime due operatrici della Casa e gli altri volontari: “L’idea di realizzarlo in questo modo è nata mesi fa, dopo la vicenda della nave Aquarius, che per giorni e giorni, dopo il no dell’Italia, ha girovagato da un porto all’altro per trovare un approdo in un Paese europeo che accogliesse i migranti salvati dal naufragio – spiegano –. Sappiamo di aver scelto un’immagine molto forte, ma è quello che hanno vissuto Maria e Giuseppe che alla loro richiesta di aiuto si sono sentiti rispondere no da tutti. Lo stesso no che è detto oggi a quell’umanità bisognosa che bussa alle nostre porte”.

“Vogliamo sottolineare che noi, e fortunatamente non solo noi, nonostante il clima di ostilità e rancore, vogliamo continuare ad accogliere e a praticare un’ospitalità fatta col cuore, di calore, che vuole rompere solitudini e abbandoni, e non un’ospitalità meramente assistenziale – conclude don Virginio –. Questo per noi è il senso del Natale e l’attualità della Natività”.

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Autore:dfg

Pubblicato il: 14 Dicembre 2018

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