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MILANO

Mondo piccolo, cuori grandi Sabato 24 novembre appuntamento con la Colletta Alimentare 2018

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Storie anche minute di gratuità, roba minima: vicende, aneddoti, di persone che sono messe a portare pacchi di aiuti alimentari a persone povere. Mondo piccolo di vicinanza e quotidianità, in cui però può giocarsi la partita del cuore tra il buon seme e la patacca infeconda. Tre episodi rendono l’idea.

A quale scopo? – Dalle parti di Pavia il povero che il nostro portatore del pacco va a trovare regolarmente è uno tutto lamento, divano e pretese, che lo manderesti subito a farsi fottere. Succede che la moglie del tiraschiaffi scrive al papa e il papa le fa avere mille euro. Lui ha da lamentarsi lo stesso, perché ha dovuto andare dal parroco a ritirarli, avrebbe preferito che Francesco, ecchediamine, gli facesse un bonifico. Anche il portatore di pacchi ha una moglie la quale, appresa tutta la storia, resta scandalizzata dal vicario di Cristo che “si è fatto abbindolare”. Ma poi, sia lode al dubbio: “Non è che lo sguardo del papa è diverso, più giusto, dal nostro? E dunque, qual è lo scopo del nostro gesto di carità? Non la gratificazione, ma un cambiamento di noi stessi che c’entri con la vita, che innervi tutti i rapporti”. Provvidenziale il pelandrone: senza del quale avrebbe vinto la scontatezza e il conseguente vaffa.

Ma io chi ero? – Sotto le Apuane. Una giovane coppia porta il pacco a una coppia bisognosa, lui è un italiano qualsivoglia, lei una slava appariscente e “importante” nel quartiere. Una volta l’auto del portatore di pacchi viene fermata e perquisita da cima a fondo dalla polizia, mentre quelli del citato quartiere, da cento finestre, inveivano contro gli agenti. L’altolà aveva il suo perché: la sede del Banco di solidarietà da cui l’auto caritatevole era partita era vicina al centro di smistamento della droga, il quartierino di destinazione del pacco pieno di spacciatori e la first lady slava agli arresti domiciliari. Sicché l’auto poteva ben essere di un corriere… Fortuna che nel pacco la pula non ha trovato farina bianca, ma pasta, sugo e fagioli. Comunque il sospetto corriere a sua insaputa si irrita molto, non tanto coi caramba quanto con la slava importante che “poteva almeno dirmelo. Basta, non mi vedono più”. Passano i giorni. Una voce femminile al telefono: “Ma com’è che non vieni più? Non mi vuoi più bene?”. E il nostro allora, sorpreso, cede alla domanda: “Lei, sì… E io, invece, chi ero? Già: uno che non studiava né voleva lavorare, che ha fumato di tutto, ha fatto dar fuori di matto i genitori e poi… Se adesso sono cambiato è solo perché ho incontrato uno che mi ha accolto e voluto bene così come ero. E io posso solo essere grato ed avere lo stesso suo sguardo”. Il traffico di pasta e fagioli è ripreso, poi, regolarmente, con l’incoraggiamento dei gendarmi.

Gioia libertà e 5 Stelle – Sempre da quelle parti. Un Banco di solidarietà, nato da poco, aiuta una quarantina di famiglie. La sede è nota come Casa rossa. Ad aiutare vengono, insieme alle persone adulte, un bel giro di decine di ragazzi delle scuole superiori. Una sera capita lì l’assessora ai servizi sociali della giunta pentastellata. Colpitissima da quella gaia e variegata brigata. Tempo dopo, riunione delle opere sociali. “Opere grosse – racconta quello del Banco – una che fa mille pasti al giorno, l’altra cinquemila docce… e noi tapinelli con il nostro misero quaranta… Alla fine, con nostra enorme sorpresa, l’assessora invita tutti a visitare la Casa rossa, perché “lì ho visto adulti e giovani in rapporto tra di loro con una gioia e una libertà che non avevo mai riscontrato altrove”.

Roba minima – Sono tre vicende, tra robe minime di quell’italico mondo piccolo che vive, si mette in discussione, impara dall’esperienza e non svende la speranza di cambiamento né alle slot machine né ai deus ex machina della politica. Roba minima di azioni di carità in cui si generano e rigenerano persone cambiate, coscienti della profondità del bisogno proprio e altrui. Che poi, sembra roba minima ma non è minima affatto: è (anche) il luogo sorgivo di una vera passione civile e del desiderio di servire il bene comune. Se vogliamo, una scuola persino di politica.

Si può vivere così, con questa passione, per esempio, la Colletta alimentare di sabato 24. Roba minima che da oltre vent’anni tira a galla un’Italia positiva, oltre 5 milioni di persone che donano un po’ di spesa per i milioni di poveri.

La grande sfida educativa è a non sostituire lo scopo vero con altre aspettative più o meno surrettizie; a ricordarsi che ognuno di noi è un io che sta in piedi perché non si è fatto da sé ma è stato voluto e abbracciato; a gustare la libertà e la gioia, cioè la positività della realtà che ha affascinato l’assessora. Questa è la grammatica del cambiamento e la linfa vitale di una unità di popolo: i non pochi imprenditori, educatori, operatori sociali, volontari, studiosi, artigiani che per una passione di gratuità resistono alla negatività dilagante e così tengono su il Paese. Queste dinamiche positive meritano una politica “forma più alta di carità” (Paolo VI), al servizio e non padrona.

Tutto il resto è slot machine. Puoi anche appiccicare la parola cambiamento alla parola governo e popolo a manovra, ma… ma mica siamo qui a parlare di politica.

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Autore:ces

Pubblicato il: 23 Novembre 2018

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