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MILANO

Francesco e il giovane paralitico, come a Cafarnao duemila anni dopo

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Pare che ad avere l’idea all’inizio sia stato Rafael, l’avrebbe buttata lì come uno scherzo. Poi man mano che passavano i minuti, facendo battute e battendosi i pugni, hanno pensato che non era poi così malvagia come pensata, e allora si sono messi a studiare come realizzarla. La foresta di telefoni alzati era quasi uno steccato di schermi, e la cosa si metteva male. Alla fine, man mano che il fracasso si faceva più insostenibile, e le urla più forti, hanno deciso di issarlo come una bandiera, Miguel ha preso le ruote davanti, poi Manuel e Rafael si sono posizionati dietro. E alla fine proprio quando pensavano di non farcela più e i muscoli iniziavano a bruciare è passata la papamobile. Hanno gridato e Francesco si è voltato, in tempo per incrociare lo sguardo di Lucas, il suo corpo deforme. Il miracolo più bello la benedizione del Papa, la sua faccia e il gesto. Un fotografo immortala il momento: uno storpio su una sedia a rotelle, alzato dai suoi amici, Francesco che si accorge di lui e lo benedice. I muscoli tesi, le braccia giovani e generose che rendono tutto possibile.

La foto fa il giro del mondo, troppo facile rintracciare l’eco del racconto evangelico: il paralitico che a Cafarnao si fa calare nella casa dove si è ritirato Gesù, per essere guarito. Dietro però c’è la storia concretissima di Lucas, 17 anni, un problema neurologico durante la gravidanza della mamma che gli impedisce di muoversi, parlare, usare gran parte del corpo. Comunica attraverso il suo smartphone o il tablet, per tutto il resto dipende da altri.

Lucas è un ragazzo speciale. Meraviglioso e speciale. Non solo perché è diventato il simbolo della JMJ, come si abbrevia da questa parte del mondo la Giornata mondiale della gioventù di Panama, ma anche perché la sua vita illumina l’esistenza di molte persone. Sicuramente quella dei suoi amici, che non hanno esitato un istante a caricare la sua sedia a rotelle per portarlo dalla parrocchia dell’Immacolata Concezione, nel barrio popolare de la Chorrera, alla Avenida Espana, 40 km più in là, per poi issarlo ed esaudire il suo sogno di vedere il Papa. Ed è successo proprio lì, nel centro della città, quando, ad un’ora dal suo arrivo, Francesco attraversava le arterie principali di Panama City per un primo sguardo alla città.

A Lucas gli vogliono un bene folle. La mamma, Milixsa Olmedo, racconta che sono loro a vestirlo, dargli da mangiare, portarlo alle feste e al mare, in vacanza e a scuola. Non si fanno problemi se deve andare in bagno. Lo accompagnano anche lì. Perché Lucas è un ragazzo speciale. Lo ripetono in continuazione. Sì, è un ragazzo che dopo la morte del padre, nel 2017, ha incontrato per caso la comunità della parrocchia e ha iniziato a frequentare il gruppo giovanile, finendo per diventare il centro di ogni azione pastorale. La mamma ti dice “Lucas per prima cosa è una persona, è mio figlio” e sembra di vedere il suo cuore che si gonfia fino a scoppiare, “ha i suoi limiti fisici però ha anche molti doni che Dio gli ha dato. A lui piace la musica, suona strumenti con una sola mano. E oltre a questo comunica attraverso la tecnologia. È molto felice, è partecipe ed è molto integrato nella chiesa”.

Lucas si fa voler bene. E su quella foto di lui, sul suo trono di spine, innalzato dalla forza della Carità, ci scherza su, lentamente, battendo con l’unico dito che funziona sullo schermo del telefono. E dice che sì, è felice. Ha visto il Papa, ed era quello che voleva. Lo volevano tanto anche i suoi migliori amici, Rafael, Manuel e Miguel. Lo volevano così tanto che si sono dimenticati del loro desiderio di salutare Francesco. Ma non è proprio questo il segreto dell’amicizia cristiana? La GMG potrebbe anche finire qui.

Cristiana Caricato

ilsussidiario.net

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Autore:ces

Pubblicato il: 01 Febbraio 2019

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